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MARCIA DELLA PACE - IL SALUTO DEL SINDACO BOCCALI
(UJ.com) PERUGIA - Saluto a nome dei perugini tutti coloro che marceranno da Perugia ad Assisi lungo il sentiero tracciato da Aldo Capitini il 24 settembre 1961. Da allora, molte marce lungo questo breve, splendido tratto di strade dell’Umbria, ogni volta aggiornando temi, cullando speranze, gridando proteste. Sempre, nella mente di tutti, il rifiuto di quella che Capitini chiamava inerte e passiva accettazione dei mali esistenti.
E’ un popolo culturalmente variegato, come policroma è la grande bandiera della pace che apre ogni volta la Marcia. Qui c’è posto per persone che magari pensano in modo diverso, ma che hanno in comune – non è poco, è moltissimo – l’idea che davvero la convivenza, la solidarietà, il dialogo possono diventare la normale dialettica dei popoli. E che, se vuoi la pace, devi lavorare per la pace, perché questa è una conquista quotidiana che quotidianamente va difesa. Non è un “dono”, non è un fatto scontato.
Oggi, poi, articoliamo questo concetto in molti modi, al di là del puro e semplice rifiuto della guerra. Marciare per la pace significa quindi lottare per i diritti, per la tutela dell’ambiente, per la legalità, per le libertà civili, per la democrazia. Sono parole che assumono contenuti precisi nel mondo in cui viviamo. Ma esistono tante realtà, in tutti gli angoli del pianeta, in cui queste sono parole vuote. Angoli spesso remoti, se la distanza viene misurata in chilometri; luoghi vicini, se pensiamo alla globalizzazione delle notizie che ci arrivano direttamente in casa, attraverso gli schermi della tv. Ecco perché non possiamo dire che “non ci riguarda”. E ci riguarda direttamente il tema che la Marcia svolge quest’anno, Cittadinanza e Costituzione, ovvero la costruzione di nuovi diritti per nuove comunità, ed il chiaro, forte, rigoroso richiamo ai valori della Carta su cui si fonda l’Italia moderna.
La Marcia della pace, allora. Uno straordinario movimento di istituzioni, rappresentate dai loro amministratori e dai gonfaloni, di città grandi e piccolissime, di associazioni, di pezzi del volontariato laico e cattolico, di religiosi, a partire dai frati francescani. Tante persone che arrivano qui con ogni mezzo, accomunate da un patrimonio di passione, di voglia di partecipazione, di energie costruttive e positive.
Perugia ha preso molto da questo grande microcosmo. Ne ha fatto una parte della sua identità. E’ un tratto forte di una idea di comunità antica ma aperta al mondo, ospitale, proiettata in avanti verso una prospettiva di confronto e dialogo. Nei giorni che precedono la Marcia, e poi nella domenica in cui questa si svolge, la città è attraversata non solo da un serpentone colorato, ma anche da un percettibile fremito di emozioni. E’ un prezioso, vitale ganglio nervoso della città.
Perugia ha deciso di candidarsi a capitale europea della cultura, insieme ad Assisi. E’ fin troppo evidente che nella sinergia Perugia-Assisi, quel trattino tra le due città è anche la cultura della pace che unisce la patria di Aldo Capitini e quella di San Francesco. Due culture diverse, che però trovano una felice sintesi nella comune moderna identità dell’Umbria.





