Perugia, 23/05/2012 ore 02.47

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LORENZETTI DEPONE AL PROCESSO DI TERNI A CARICO DEI 4 SPOLETINI

I ragazzi sono accusati di associazione sovversiva e di aver inviato una lettera di minacce con due proiettili alla presidente della Regione Umbria
26/10/2009 ore 16.53

(UJ.com) TERNI - Era il 20 agosto di due anni fa quanto Maria Rita Lorenzetti, presidente della Regione Umbria, ricevette un documento intriso di minacce firmato Coop-Fai, contro ogni ordine politico federazione anarchico informale. Nella busta, oltre la lettera, c'erano anche due proiettili calibro 38. La ricostruzione di quel giorno e dei mesi successivi, con la paura di quelle che gli organi della polizia giudicarono minacce gravi e reali, è stata rivissuta nell'aula della Corte di Assise di Terni dove si celebra il processo a carico dei 4 spoletini accusati - oltre dell'aver fatto recapitare la lettera a Lorenzetti - di associazione sovversiva e di alcuni reati legati ad una serie di episodi accaduti nello spoletino.

Sul banco Michele Fabiani, Andrea Di Nucci, Dario Polidori e Damiano Corrias. Secondo le accuse mosse dal Pm, Manuela Comodi, sarebbero stati loro, a vario titolo e con distinte responsabilità, ad aver fatto parte della cellula anarco-insurrezionalista umbra, responsabile di vari episodi quali la lettera indirizzata alla Lorenzetti. Sollecitata dalle domande della pubblica accusa, la presidente della Regione ha trasmesso la preoccupazione che l'ha portata a vivere sotto scorta per sei mesi, sia al lavoro sia in vacanza. La Regione Umbria si è costituita parte civile nel processo mentre Lorenzetti, a livello personale, non ha scelto la stessa strada.

La presidente ha riposto alle domande del pm Manuela Comodi sulle modalità del recapito della busta e circostanze della scoperta della presenza dei proiettili. Dopo di lei, sempre come testimone, è stato sentito l' ex sindaco di Spoleto Massimo Brunini.
 La presidente Lorenzetti ha raccontato in aula della sua forte preoccupazione dopo aver ricevuto la lettera contenente i due proiettili calibro 38.

''La mattina del 20 agosto 2007 - ha detto - arrivai in ufficio ed i miei collaboratori mi riferirono della busta che mi era stata recapitata. Provai un grande disagio e una grande preoccupazione perchè era la prima volta che una cosa del genere succedeva nella nostra Regione, ma anche per le frasi contenute nel volantino di rivendicazione, una minaccia sia verso la mia persona che verso l'Umbria. E le mie paure erano anche per la mia famiglià'. La Lorenzetti ha poi fatto cenno ai mesi passati sotto scorta. ''Sia l'allora ministro Amato che il vice capo della polizia Cavaliere mi spiegarono il giorno stesso - ha raccontato - che la scorta era necessaria: quelle sigle di rivendicazione erano conosciute a livello nazionale, bisognava verificare quanto il fatto in questione fosse collegato a fatti nazionali. Certo, non è bello, ovunque si vada, anche in vacanza, essere costretti a vivere con questa preoccupazionè'.

Successivamente, in aula, attraverso le testimonianze dei carabinieri che eseguirono le ordinanze di custodia cautelare, sono stati ripercorsi i momenti degli arresti di Di Nucci e Polinori, avvenuti nell'ottobre del 2007. La prossima udienza è stata fissata per il 19 gennaio, data durante la quale la Corte dovrà decidere se concedere la trascrizione delle intercettazioni telefoniche chiesta dal pm Manuela Comodi sulla base di nuovi documenti.

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