Perugia, 23/05/2012 ore 02.42

istruzione

Lettera aperta sui problemi dell'Adisu

Nadia Crapa
10/01/2009 ore 19.06
(UJ.com) PERUGIA - Mi pareva troppo rivolgermi a Babbo Natale, eppure mi era proprio venuta l’idea di scrivergli una lettera, magari lui poteva farci il miracolo di trovare il collegio della Studentessa sistemato e finalmente agibile, visto che grazie all’Adisu questo è solo un miraggio. Parlo della nuova ala del collegio della Studentessa in via Benedetta, proprio a due passi dalla sede dell’Adisu, l’agenzia per il diritto allo studio universitario. Per chi non lo sapesse, l’ente elargisce borse di studio e offre la possibilità di alloggi a studenti meritevoli le cui disagiate condizioni economiche ne impedirebbero il proseguio degli studi. Da quest’anno accademico l’Adisu offre una nuova residenza alle studentesse, la nuova ala della Studentessa, di cui tutti i responsabili ne vanno molti fieri. Si vocifera su una inaugurazione di lusso, proprio come di lusso gli stessi responsabili dell’agenzia definiscono il collegio. Peccato però che il lusso ancora è solo teorico visto che ancora sono tanti i disagi cui le studentesse che abitano nel collegio sono costrette. Ma, sinceramente, non è il lusso che le studentesse universitarie ricercano.

Sapete di cosa abbiamo davvero bisogno? Abitabilità. Si cari responsabili dell’Adisu, voi che state arredando la sala conferenze con tende preziose, poltroncine di pelle e accessori tecnologicamente avanzati, noi vogliamo solo poter abitare in un collegio in cui prevalga il comfort e le condizioni che davvero garantiscano lo studio. Dove sono finite le sale studio? Si, vi sono tre piccole stanze adibite a quello, ma ancora non sono state arredate. Non ci sono fondi. Ma i fondi per la sala conferenza si? Perché? Forse perché è quella che mostrerete il giorno dell’inaugurazione? Agli occhi delle studentesse che abitano il collegio sono visibili le priorità dei dirigenti: lusso, potersi fare vanto di una nuova strutture che accoglie le studentesse. Ora vorrei che fosse visibile a tutti l’operato dell’Adisu, ammirevole da un lato certo, ma difettoso dall’altro. Siamo a gennaio, questa struttura è aperta da settembre e ancora non sono state adibite le sale studio e ancora non abbiamo le cucine.

Converrete con me sull’utilità primaria di spazi per studiare e luoghi dove potersi preparare un caffè, un the, una tisana o un brodino quando si sta male, piuttosto che una sala conferenze che brilla per il lusso e che rimarrà sicuramente alla sola disposizione dei dirigenti e cui le studentesse non potranno mai avvicinarsi. Ci era stato promesso che entro novembre la situazione si sarebbe risolta, che avrebbero valutato dei preventivi e acquistato le cucine, in modo da sistemare la situazione prima di gennaio. Si perché a settembre si vociferava che le cucine sarebbero arrivate solo per gennaio. Dopo una prima lamentela, ci era stato promesso che per novembre avrebbero sistemato. Nulla. Siamo a gennaio e ancora nulla. Per questo forse avrei fatto bene a mandare una lettera a Babbo Natale, perché a questo punto, non resta che credere a Babbo Natale più che alle promesse dei dirigenti dell’Adisu.

Lamentarsi purtroppo quasi non ci è consentito, visto che a detta dei responsabili dell’Agenzia, abitiamo in «una struttura che sarà di lusso». Sì certo, voi tutti definireste di lusso una struttura in cui scoppiano i tubi dell’acqua nelle camere, i riscaldamenti sono ancora in fase di rodaggio (si alternano giorni in cui nelle camere il clima è tropicale a giorni di freddo polare), le sale studio inesistenti, le sale cucine adibite a sala per gli stendini del bucato?? Certo, perché è sconveniente stendere il bucato su stendini appesi alle finestre! Anche se la finestre dà su un cortile interno!Non è decoroso. Continuiamo a perseguire il decoro e il lusso miei cari, perché ci porterà lontani! Ora, per concludere, dell’inesistenza di Babbo Natale ormai siamo tutti consapevoli, quindi, qualcuno di più reale, può smuovere questa situazione? Spero che una lettera inviata ai quotidiani possano dare quella scossa che le lamentele di semplici studentesse direttamente ai responsabili dell’Adisu non riescono ad accendere.


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