Perugia, 23/05/2012 ore 02.15

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LAVORO - PERUGIA, NEL 2010 TERZIARIO E INDUSTRIA PERDONO 2.000 ADDETTI

 
15/10/2010 ore 18.25

post L. Pioppi UJcom2.0 @ (UJ.com) PERUGIA - La ripresa è debole e non riesce a produrre lavoro. E per il lavoro che c’è spesso la domanda non incontra l’offerta e i posti restano vuoti. Nel 2010 il mercato del lavoro della Provincia di Perugia conferma le criticità esplose nel 2009 e anche quest’anno sarà caratterizzato da un diffuso ridimensionamento delle previsioni occupazionali espresse dalle imprese dell’Industria e del Terziario. E’ quanto emerge dai risultati provinciali di Excelsior per l’anno in corso, che ha interessato un campione di circa 1.500 imprese. L’indagine, presentata alla Camera di Commercio di  Perugia dal Presidente Ing. Giorgio Mencaroni, rileva le previsioni occupazionali e i fabbisogni professionali delle imprese per settori economici e per classi dimensionali, componendo così il quadro della domanda e dell’offerta di lavoro nei settori Industriali e del Terzario, con esclusione dell’Agricoltura e del Pubblico Impiego.  

Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio di Perugia: “I lievi accenni di miglioramento della situazione economica – ha detto il Presidente Mencaroni – non sono sufficienti a dissipare la cautela delle imprese, che non si sentono nella condizione di avviare piani di sviluppo e allargare la propria pianta organica. E nel 2010 solo il 15% di esse avrà proceduto ad assumere nuovo personale, un dato che peggiora il 20% del 2009 e il 28% del 2008. Di contro, il 78% delle imprese industriali e del terziario non hanno previsto in alcun caso di assumere personale entro il 2010, ritenendo adeguato l’organico dell’azienda alle correnti esigenze produttive”.
Per il secondo anno consecutivo, dunque, i saldi occupazionali risulteranno negativi “con un modesto recupero - ha notato il Presidente Mencaroni – dal – 2% del 2009  al – 1,8% di quest’anno,  un dato che risulta poco al di sotto di quello nazionale e del Centro Italia. In termini assoluti la perdita occupazionale nell’Industria e nel Terziario della nostra provincia supererà la soglia dei 2.000 posti di lavoro”.
L’andamento del saldo provinciale tra entrate e uscite dal lavoro è legato soprattutto ad una flessione del tasso d’entrata non  compensato da un analogo arretramento del tasso d’uscita.

Il tasso d’entrata atteso nel 2010 (vale a dire gli assunti ogni 100 dipendenti occupati al 31 dicembre dell’anno precedente) nella provincia di Perugia dovrebbe ridursi di un punto percentuale rispetto al 2009, e attestarsi al 5,2%, corrispondente a circa 7.000 assunzioni. Il dato provinciale risulta peggiore di quasi il 2% rispetto al Centro Italia  e alla media nazionale, che raggiungono entrambe il 7%.
Il tasso d’uscita provinciale previsto per il 2010  sarà del 7% che corrisponde a circa 9.000 fuoruscite dal lavoro, migliore in questo caso rispetto all’8,4% del Centro e al 8,5% nazionale.
Il settore in cui il contraccolpo occupazionale si è avvertito maggiormente è quello delle Costruzioni edili (-5,8%) maggiormente legato al mercato interno. Il deterioramento del saldo è dovuto esclusivamente ad una flessione del tasso d’entrata. L’Industria in senso stretto migliora il proprio saldo pur mantenendo il segno negativo: si passa, infatti, dal –2,5% del 2009 al –1,7% di quest’anno determinato da un incremento del tasso di entrata a parità di tasso d’uscita.  Una migliore tenuta mostrano, invece, il Commercio (-1,1%) e i Servizi Privati (-0,8%), determinata da una diminuzione del tasso d’uscita più consistente della flessione del tasso d’entrata”.

Sottolinea il Presidente della Camera di Commercio: “La perdita occupazionale nella provincia di Perugia si intensifica soprattutto nelle piccole e piccolissime imprese, più pesantemente influenzate dalla debolezza del mercato interno. Le imprese con meno di 10 dipendenti determineranno il 77% della perdita di posti di lavoro della provincia di Perugia, a fronte del 43% dello scorso anno. Le imprese più grandi contribuiranno solo al 2% della perdita di posti di lavoro”.
I dati del Sistema Informativo Excelsior forniscono utili informazioni per valutare l’investimento in capitale umano che le imprese effettuano attraverso l’acquisizione di personale altamente qualificato.

La lentezza della ripresa sta influenzando negativamente la capacità delle imprese d’investire nel capitale umano, bloccandone il processo di arricchimento. Lo scorso anno le imprese, nonostante la crisi, avevano continuato ad investire in capitale umano, nella speranza che la ripresa fosse vicina e consistente. Quest’anno la lenta e fragile ripresa a cui stiamo assistendo, oltre ad aver determinato una perdita di posti di lavoro, sembra aver arrestato il graduale e continuo miglioramento del profilo qualitativo della struttura occupazionale della nostra provincia e gli investimenti in capitale umano delle imprese. Le previsioni per il 2010 di assunzioni di professionalità maggiormente qualificate - high skill – si confermano al livello dello scorso anno, con una percentuale che passa dal 17,8% al 18% del totale.
Per le assunzioni di personale laureato valgono le stesse considerazioni delle alte professionalità.

“Questo è un dato che deve essere valutato con attenzione – ha detto Mencaroni. Le entrate di personale in possesso di titolo universitario nel 2010 si fermeranno a quota 8,4%, in flessione, anche se contenuta rispetto all’8,6% del 2009. Dopo la forte diminuzione del gap tra dato provinciale e media nazionale registrato lo scorso anno, nel 2010 si è allargato il divario tra la percentuale di laureati previsti nella provincia (8,4%) e la media nazionale che sarà del 12,5% delle assunzioni programmate.”.
Occorre osservare che la percentuale di laureati richiesti, anche quest’anno, è notevolmente inferiore rispetto a quella delle figure high skill. Ciò conferma la maggiore fiducia o attenzione degli imprenditori rivolta alle competenze tacite e non “formalizzate”, di tipo “professionale”, rispetto al sapere acquisito durante l’iter scolastico e universitario.
“Esistono tuttavia imprese che producono lavoro e non poche” ha voluto evidenziare il Presidente Mencaroni.

“Il problema è che spesso non riescono a trovare sul mercato i profili professionali che gli sono necessari. In provincia di Perugia parliamo di 1.500 posti di lavoro, non stagionali, per i quali è molto difficile la copertura. Si tratta del 28% dei posti creati, una percentuale in aumento di 7 punti rispetto a un anno fa.  Fra gli “introvabili” possiamo citare, ad esempio: addetti alle vendite al minuto, addetti alla ristorazione e ai pubblici esercizi, operai specializzati addetti alle costruzioni, tecnici delle scienze ingegneristiche”.
“Parliamo di “disallineamento” tra domanda e offerta di lavoro, un problema non solo nostro ovviamente, e talmente importante che quest’anno il Nobel per l’Economia  è andato a tre economisti Diamone, Mortensen e Pissarides, che hanno indagato il fenomeno predisponendo un modello di analisi che spiega le ragioni che producono su molti mercati il mancato incontro tra chi offre e chi domanda lavoro”.  
Le maggiori difficoltà di reperimento si evidenziano, dal punto di vista settoriale, soprattutto per le imprese industriali, in cui le aziende hanno problemi a trovare 800 figure professionali, il 35% del personale in entrata. Una difficoltà che cresce di oltre dieci punti percentuali rispetto all’anno passato. In particolare nelle Costruzioni, le assunzioni ritenute difficili sono 250, pari al 31% delle entrate previste.

In termini dimensionali sono le imprese più piccole, con meno di 49 dipendenti, ad evidenziare le maggiori difficoltà nel reperimento delle figure professionali necessarie, con una percentuale del 35-36%, che risulta in forte aumento rispetto al 2009.
Il principale ostacolo segnalato dalle imprese al reperimento di personale è rappresentato dall’inadeguatezza dei candidati, pari al 18% dei casi, corrispondenti a quasi 1.000 casi.
Tale inadeguatezza è dovuta prima di tutto alla mancanza della necessaria esperienza (350 casi), in seconda istanza alla  mancanza di candidati con adeguata qualificazione (280 casi) e infine alla mancanza di caratteristiche personali adatte allo svolgimento della professione (250 casi).

L’altro ostacolo al reperimento di personale è rappresentato dal ridotto numero di candidati. A determinare la scarsa disponibilità di candidati è principalmente  il fatto che poche persone esercitano o sono interessate ad esercitare la professione (330 casi), oppure che la figura è molto richiesta e c’è molta concorrenza tra imprese per reclutarla (115 casi).
“Questa condizione di “mismatch”, di mancato incontro fra domanda e offerta di lavoro, genera costi e, a quanto pare, costi crescenti. Stando ai dati Excelsior, il tempo medio di ricerca del personale in provincia è pari a 4,6 mesi, in crescita rispetto ai 4 mesi dello scorso anno. In Italia in media un’impresa impiega 4,1 mesi.
A livello settoriale questo periodo di ricerca si allunga nel caso di personale da inquadrare nell’industria (5,2 mesi), mentre nel settore dei servizi il tempo di ricerca è più breve (4 mesi).
“Sono molti, e rilevanti, quindi – ha concluso Mencaroni - gli elementi che ci inducono a perseverare e a rilanciare il percorso, già intrapreso, verso una massima collaborazione con tutte le parti sociali per rimettere il lavoro e l’impresa al centro della ripresa economica e individuare gli strumenti più efficaci per favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro”.


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