cultura HP
IL GRANDE JAZZ: CHICK COREA E LA FREEDOM BAND
di Marcello Migliosi (UJ.com) PERUGIA – Be bop, hard bop e swing, con formule di improvvisazione a volte contrappuntistiche con un effetto ad “interplay” davvero formidabile, il tutto – a volte - condito con lunghe frasi all’unisono tanto care ad Armando "Chick" Corea, leader dei grandi “Return to for ever”. Il pianista di Chelsea, negli Stati Uniti d’America, ha suonato ieri sera con un quartetto di “all star”, prendendo per mano il pubblico di Umbria Jazz e guidandolo – finalmente – nel cuore pulsante della musica nera.
La sua “Freedom band”, è composta dal batterista Roy Haynes - l'unico musicista ancora viventeal mondo che ha suonato con Charlie “the bird” Parker, dal contrabbasista Christian McBride e dall’alto saxophone, Kenny Garrett. Un’ora di grande jazz passando per i grandi brandi di Thelonius Monk, tipo “Monk’s dream”, “Heard the night engage sing in Berkley”, oppure la mitica “Square”. Proprio Garett ha dato al gruppo quella venatura free con frequenti passaggi dodecafonici o a matrice, per lo meno, harboppista. Forte dell’indubbia influenza che ha avuto su di lui Miles Davis, con il quale ha suonato per tanti anni. E si sa il più grande trombettista jazz al mondo, il jazz lo ha vissuto esplorato e precorso durante la vita.
Corea ha dimostrato grande lirismo anche nei brani firmati da Bud Powell, come ad esempio “Bouncing with bud”. Prima della Freedom Band, sul palco, ha suonato Julian Lage con il suo gruppo. “Enfant prodige”, giovanissimo con la chitarra duettava con Carols Santana, ci è però apparso ancora molto acerbo. Quando tredici anni fa il giovane chitarrista originario di San Francisco muoveva i primi passi nel mondo musicale si parlava di lui come un prodigio, e in breve iniziarono ad arrivare oltre al successo anche le offerte di contratto di numerose case discografiche per un disco. Lage rifiuta, e decide di lavorare come side man con Gary Burton e collaborare con il pianista contemporaneo Taylor Eigsti.
Il suo è uno stile unico che mixa blues, musica classica, folk e jazz ed è, forse, proprio questa indecisione su quale stile scegliere che ancora non lo rendono adatto a platee come quelle dell’Arena Santa Giuliana. Godibili, in ogni caso, brani come “Margaret” e “Cocoon”, ma anche “Odeto Elin” e “Butter eggs”. Intanto, oggi, il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali ha ricevuto a Palazzo dei Priori il preside del Berklee College of music di Boston, Roger Brown, che era accompagnato dal direttore artistico, nonché presidente dell’Associazione Umbria Jazz Clinics, Carlo Pagnotta. Brown è il terzo presidente del college americano, fondato nel 1945. Si trova a Perugia perché quest’anno viene celebrato il venticinquesimo anniversario dei seminari che la prestigiosa istituzione di Boston tiene in concomitanza con il festival.
L’anniversario sarà solennizzato questa sera con il conferimento di una laurea ad honorem a Renzo Arbore, presidente della Fondazione Umbria Jazz. Domani, invece oltre ai concerti, Renzo Arbore presenterà: “Da Palermo a New Orleans, e fu subito Jazz”, ore 11 teatro del Pavone. Il documentario è un’opera pensata per far conoscere al grande pubblico la vita e il percorso artistico di Nick La Rocca: uno dei padri, spesso bistrattato e sottovalutato, della gloriosa tradizione del jazz e dello swing. La fama di La Rocca, musicista nato a New Orleans da genitori di Salaparuta, é legata a quella della Original Dixieland Jazz Band. Un musicista quindi fondamentale per la nascita e l’evoluzione della storia del jazz a livello internazionale, capace di legare l’animo e la creatività siciliana alla nascita della musica jazz, che tutti hanno sempre creduto esclusivamente americana. Le riprese si sono svolte tra Palermo, New Orleans, New York, Salaparuta e Roma.





