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Arte e cultura

Filippo Timi a teatro con "Il Popolo non ha il pane? Diamogli le brioche"

 
29/03/2009 ore 17.45
di Luana Pioppi
 (UJ.com) UMBERTIDE - Filippo Timi, poliedrico artista perugino, approda in Umbria, in anteprima nazionale, con la sua ultima produzione: "Il Popolo non ha il pane? Diamogli le brioche". Timi salirà questa sera, alle ore 21, sul palco del Teatro Dei Riuniti di Umbertide mentre sarà a Perugia, presso il Teatro Morlacchi, da mercoledì primo a domenica 5 aprile. Protagonisti di questo atteso evento, prodotto da Santo Rocco e Garrincha in collaborazione con il Teatro Stabile dell'Umbria, il Nuovo Teatro Nuovo e Artedanza sono, oltre a Filippo Timi, Lucia Mascino, Luca Pignagnoli, Marina Rocco e Paola Fresa.
 
Lo spettacolo parla di "Un poveraccio quando esce fuori di testa si sente RE, un RE quando impazzisce che cosa si può mai immaginare di essere? Un ragazzino viziato… che probabilmente se avesse mai sbirciato nella camera dei genitori, li avrebbe trovati a fare le orge con le fattucchiere di corte e i soldati in divisa… un ragazzino viziato che d’improvviso si sveglia nella notte… inizia a ridere e demolire il mondo… esasperando i meccanismi di potere, desiderio… e brama…. che regolano la natura violenta dell'uomo. Lui, il delfino del re, dalla vetta della piramide, come un giullare, pezzo per pezzo, comincia a smontare, mattone su mattone, la piramide stessa… crollando con essa…

'Ed ecco che una notte un’immagine m'arriva furente al cuore. Se io avessi coscienza del mondo… la netta percezione che tutto quello che accade è solo un'eterna ripetizione… mi verrebbe da ridere, amare con la stessa leggerezza di chi calpesta un fiore… uccidere con la stessa frivolezza… violentare con la medesima noncuranza… ma… gli effetti delle azioni si imprimono nella memoria del cuore e nella carne dell’anima… ed ecco che l'abisso arriva alla gola'. Di fronte alla realtà, di fronte a certi irrimediabili eventi, la morte, la perdita di un amore… il cuore e il cervello impazziscono, hanno bisogno di trovare fughe e nuove logiche per non soffrire così tanto.

Ridere, è la risposta della coscienza alla tragedia? Ridere il pianto. Ridere la morte. Ridere l’abbandono. Ridere il tradimento. Ridere la follia. Ogni sentimento ha una bocca, e io voglio far ridere la bocca dei sentimenti! Ogni vita è lo specchio della vita. Guardati, disse un giorno Amleto ad Ofelia, guardati in me… come fai a non ridere di te? Insomma, Una commedia. Tra potere, oblio, frivolezze e pazzia".
 

Giovedì 2 aprile, alle 17,30, Filippo Timi incontrerà il pubblico al teatro Morlacchi. L'iniziativa sarà coordinata da Alessandro Tinterri, docente dell'Università degli Studi di Perugia. Per informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere telefonicamente, fino al giorno precedente lo spettacolo, presso il Botteghino Telefonico Regionale del Teatro Stabile dell’Umbria, tutti i giorni feriali, dal lunedì al sabato, dalle 16 alle 19, al n°075/57542222. E' possibile acquistare i biglietti on-line sul sito del Teatro Stabile dell'Umbria www.teatrostabile.umbria.it.
 
Filippo Timi, perugino purosangue, al cinema è stato il protagonista dell'ultimo film di Gabriele Salvatores, intitolato "Come Dio comanda", proiettato nei mesi scorsi presso le sale dei cinema di tutta Italia. Classe 1974, non era alla sua prima esperienza del genere visto che è uno dei migliori attori teatrali d'Italia (premio "Ubu under 30" vinto nel 2004) ed avendo già mosso i suoi primi passi nel cinema gli hanno valso il premio "Fice" (Federazione cinema d'essai) come attore dell'anno, grazie al ruolo da protagonista in "In memoria di me" di Saverio Costanzo e a quello, più defilato, in "Saturno contro" di Ferzan Ozpetek. 
 
Timi è una vera e propria forza della natura. Ragazzino di provincia - originario di Ponte San Giovanni - Filippo, "Fili" per gli amici, era balbuziente e quasi cieco: soffriva della sindrome di "Stargardt" (non vedeva nulla al centro del campo visivo e aveva il 50 per cento di rischio di finire nel buio pesto). Obeso ed epilettico, è passato dai cubi delle discoteche alle passerelle di Armani prima di affermarsi nel teatro di ricerca, tanto ginnico quanto cerebrale, sotto l'ala di Giorgio Barberio Corsetti.
  
Timi sale alla ribalta con il libro "Tuttalpiù muoio", scritto insieme a Edoardo Albinati, edito da Fandango Libri e diventato spettacolo teatrale come "La vita bestia", da lui adattato e interpretato nel 2006. Lo spettacolo è stato diretto da Giorgio Barberio Corsetti, suo maestro di lungo corso, e ha debuttato al Teatro India di Roma.

Il libro è la cronistoria di un giovane sopraffatto dalle situazioni: un presunto male incurabile a una gamba, la presenza di personaggi strani, il segreto amore per una coetanea, le esperienze omosessuali che gli segneranno la vita. Come può un giovane balbuziente povero, quasi cieco e omosessuale, pretendere di più dalla vita? Le sconfitte sono affrontate con spietato umorismo e autoironia.
 
Nei primi anni Novanta lavora al Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale con Pontedera, arrivando a mettere in scena e recitare in "Paolo di Tarso" di Dario Marroncini, "Fuoco Centrale" con Cesare Ronconi del Teatro Valdoca di Cesena, "G.A. Story" con Robert Wilson. Partecipa poi allo studio preparatorio condotto da Pippo Del Bono per lo spettacolo "La rabbia". Nel 1996 comincia una collaborazione costante con Giorgio Barberio Corsetti e la sua Compagnia Teatrale.

È un periodo ricco, di crescita individuale e professionale: Timi diventa un attore eclettico ma non eccentrico, difficilmente catalogabile ma rigoroso. L'evoluzione arriva a fargli vincere il Premio Ubu quale miglior attore dell'anno under-30, per le interpretazioni negli spettacoli più recenti come "Metafisico Cabaret".
 
Il cinema lo scopre nel 1999, ed è cinema indipendente quasi underground: il "Tonino De Bernardi" di Appassionate e di Rosatigre, l'esordio di Anna Negri ("In principio erano le mutande"), gli scandali di Giada Colagrande ("Aprimi il cuore", 2002). Poi è nell'esordio intenso di Francesco Fei ("Onde", 2004) senza negarsi per un cortometraggio targato Kubla Khan di una giovanissima promessa romana, Matteo Rovere ("Homo Homini Lupus", 2006).

Nel 2007 esplode di nuovo: è in "Saturno contro" di Ozpetek, "In memoria di me" di Saverio Costanzo e in "Signorinaeffe" di Wilma Labate; nel 2008 è pronto per Salvatores, nel nuovo adattamento da un romanzo ("Come Dio comanda") di Niccolò Ammaniti. Nel 2007 torna scrittore sempre per Fandango Libri: "E lasciamole cadere queste stelle". Tiene anche una rubrica fissa sul mensile "Rolling Stone", intitolata "La fiera del cinghiale". 


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