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SANITA' ASL PERUGIA: UNO STUDIO SUL RISCHIO CARDIOVASCOLARE
(UJ.com) PERUGIA - Tra gli assistiti dell'Ausl di Perugia è stato compiuto per due anni dai medici di medicina generale dell'Azienda sanitaria, un monitoraggio del rischio cardiovascolare. Sono stati raccolti numerosi dati relativi a diabetici e ipertesi con età compresa i 40 e 69 anni. Esaminati 18.160 pazienti in trattamento antipertensivo, coprendo il 41% dei 44.789 soggetti ipertesi delle fascia di età 40-69 anni e 4.515 diabetici sui 7.498 soggetti in trattamento, pari al 60% del totale.
Sono emerse correlazioni poco incoraggianti, già riscontrate in passato, soprattutto considerando che le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di decessi in Italia. La percentuale di assistiti in sovrappeso o obesi supera l'80% dei diabetici e il 75% degli ipertesi. Inoltre il 22% degli ipertesi e il 26% dei diabetici si dichiara fumatore. Buona parte dei fumatori, quindi, non riesce o non vuole modificare questo tipo di comportamento scorretto. Proprio sul fumo giungono conferme da un altro monitoraggio, il sistema di sorveglianza. Passi sui principali fattori di rischio comportamentali nella popolazione dai 18 ai 69 anni svolto da operatori sanitari dell'Ausl, tramite interviste telefoniche, all'interno di un monitoraggio nazionale.
Quest'ultimo contraddistingue l'Umbria con un primato negativo: infatti la regione condivide con il centro Italia, percentuali di fumatori più alte rispetto alla media delle Ausl delle altre Regioni italiane partecipanti al progetto. Il 30% dei 18-69enni intervitati si dichiara fumatore. Inoltre il 42% dei fumatori ha tentato di smettere di fumare senza successo. Quelli abituali hanno dichiarato di fumare in media 12 sigarette al giorno, tra questi l'8% ne fuma oltre 20.
Proprio la rilevanza dei diversi fattori di rischio come il fumo, l'obesità, la sedentarietà, il diabete, valori elevati di colesterolemia, l'ipertensione arteriosa e la loro combinazione, aumenta la probabilità di sviluppare una malattia cardiovascolare. "Valutare le caratteristiche di diffusione di queste patologie, nella popolazione generale e tra gli assistiti dei medici di famiglia - ha spiegato la Asl -, ha consentito di confermare l'impegno ad indicare corretti stili di vita nei confronti dei sottogruppi di popolazione maggiormente a rischio".





