Politica
REGIONALI - GRANOCCHIA PARLA DEL DECRETO "TRUFFA" DEL GOVERNO
(UJ.com) PERUGIA - La vicenda del decreto “salva liste PDL” deve suonare come ennesimo campanello di allarme e come fonte di indignazione per ogni sincero democratico. La storia ci ha insegnato che la democrazia, per essere tale effettivamente e per non rovesciarsi nel suo contrario, pone dei limiti oltre i quali si frantumano i fondamenti dello stato di diritto e il sistema delle regole certe e condivise. Dopo questa brutta vicenda non sappiamo come definire se non come letteralmente sovversive le classi dirigenti del governo italiano: è come se si sia rotto definitivamente un velo, un limite invalicabile di correttezza, di autorevolezza e di imparzialità delle istituzioni democratiche del Paese ed è come se si fosse creato un precedente gravissimo di illegalità costituzionale permanente.
Da qui in avanti, la democrazia italiana che aveva già diversi problemi sarà più fragile ed ineguale. Da qui in avanti, rotto questo limite, c’è la sensazione diffusa e da me condivisa che si navigherà a vista ed occorrerà una vigilanza, una mobilitazione ed una determinazione non più procrastinabili a salvezza della democrazia, del diritto e del fondamento costituzionale stesso della nostra Repubblica. La democrazia costituzionale sembra svanita nello stato di eccezione permanente. Il decreto “salva liste Pdl” dimostra l’incompatibilità strutturale del berlusconismo con il sistema delle regole e l’impermeabilità alla stessa civiltà politica.
Ci troviamo di fronte a un macroscopico abuso di potere perché quando il sistema delle regole viene subordinato alla “sostanza” o al presunto ma solo presunto buon senso, emerge il vero fondamento della politica delle destre: il populismo che frantuma ogni sistema normativo e che pone le elezioni stesse come plebiscito per il capo. Siamo giunti ad una forma molto pericolosa della irriducibilità del potere alle regole della convivenza civile. E sono pericolose le parole dei vari La Russa, Alemanno, Polverini, sulla tentazione della piazza per salvare interessi di parte, in disprezzo delle regole certe ed eguali per tutti. E’ un punto delicatissimo: le norme elettorali, che governano la formazione della rappresentanza, cioè della sovranità popolare, sono indisponibili per interpretazioni di parte.
E’ stato scritto un precedente di gravità assoluta che trasforma la democrazia, nei comportamenti quotidiani, in procedura marginale che può essere relativizzata. Da oggi muta la percezione del rapporto tra cittadinanza e statualità: cos’altro ci può riservare d’ora in poi l’approccio di Berlusconi e delle destre per la conservazione del potere visto che da notizie non ancora smentite la firma di Napolitano a questo decreto è avvenuta in virtù di pressioni inusitate e ricatti speciosi tali da riportare finanche alla mente episodi funesti per la storia d’Italia?
Io credo che il popolo italiano debba dimostrare tutta la sua preoccupazione di fronte a questo ennesimo furto di legalità e di democrazia: le elezioni regionali, da Milano a Roma, da Bari a Perugia sono una buona occasione per rigettare quello che sta sempre di più assumendo i caratteri di un vero e proprio disegno sovversivo e antidemocratico. I cittadini e gli elettori, compresi quelli del centro destra, che hanno a cuore la democrazia diano una buona volta un segno tangibile di affetto per i suoi fondamenti e di autentica libertà. Diano un segnale forte e deciso per dire che in questo Paese non tutto può essere permesso per salvare le sorti politiche e personali di una persona sola al comando.





