Perugia, 09/02/2012 ore 06.58

Musica

LA MAGIA DEL GRANDE JAZZ A PERUGIA CON "CHARLIE PARKER SAXOPHONE QUINTET"

 
24/02/2010 ore 14.21

(UJ.com) PERUGIA - Domenica 28 febbraio torna a Perugia il grande jazz e la città ha l’onore di ospitare il “Charlie Parker saxophone quintet”: unico quintetto di sassofoni esistente in Italia. Il quintetto si esibisce nel consueto appuntamento con la manifestazione“Aperitivo in musica” alle 11.30 presso il teatro Il Pavone. Il quintetto è composto da Valter Nicodemi sax alto, dal soprano e sax alto Giampaolo Antongirolami, da Luca Mora e Roberto Micarelli sax tenore, e da Gabriele Giampaoletti sax baritono. La formazione ha preso in prestito il nome, volendo rendergli omaggio, da uno tra i più originali e arditi innovatori del jazz e del sassofono, il celebre Charlie Parker (1920-1955), il quale, grazie ad un virtuosismo ancora oggi ammirabile e da pochi eguagliato, ha dato un contributo decisivo allo sviluppo della tecnica del suo strumento riuscendo a travalicare l’ambito strettamente jazzistico e a portare il sassofono alla conoscenza del grande pubblico.

 

Il “Charlie Parker Saxophone quintet” domenica offre un viaggio a ritroso nella storia del jazz: si parte dal bebop per passare allo swing, al tango argentino, alla bossanova e concludersi con un salto in avanti fino ai giorni nostri, al jazz moderno. Il quintetto spazia tra i generi e i continenti, in un vero e proprio giro del mondo musicale. La prima parte del concerto è dedicata al jazz di Charlie Parker, Gillespie, Berlin e Simons, si prosegue con il tango di Piazzolla e la bossanova di Jobim, segue poi una “toccata e fuga” nel west con le musiche di Morricone. Il viaggio si conclude poi con tre composizioni scritte e dedicate espressamente al Charlie Parker saxophone quintet da giovani e talentuosi autori contemporanei italiani. Inizio all’insegna del bebop: una forma di jazz che dura circa un decennio, dal 1946 circa fino alla metà degli anni 50. Il termine bebop è un'onomatopea che imita una brevissima frase di due note usata talvolta come "segnale" per delimitare le varie sezioni del brano.

 

Nel bebop, tutto quello che è banale, scontato, è sistematicamente bandito. Le melodie sono scattanti, spezzettate, nervose. La velocità di esecuzione è molto elevata. Le due figure più carismatiche sono Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Miles Davis nella sua autobiografia scrive “Bird (Charlie Parker) è stato lo spirito del movimento bebop ma Dizzy ne era la testa e le mani, era lui che teneva insieme tutto”. Di Charlie Parker vanno sottolineate la sua sonorità strumentale dolente e drammatica, le sue linee melodiche contorte, la sua ansia di evadere dagli schemi del jazz “classico”. Lo stile di Parker è unico e personalissimo, parte da radici swing, blues e afro-americane apportando un originale sviluppo improvvisativo caratterizzato da ardite sostituzioni armoniche e da una profonda attenzione per il ritmo. Il suo alter-ego trombettistico è Dizzy Gillespie: a lui va riconosciuto il merito di “aver messo per iscritto la musica bebop”; il nascente movimento prese proprio il nome dalla sua canzone “bebop”, proposta dal “Charlie Parker saxophone quintet” in apertura di concerto. Con “All of me” (1931) e “Cheek to cheek” (1935) il “Charlie Parker saxophone quintet” ci trasporta al periodo precedente il bebop: al periodo swing del jazz.

 

Il termine swing sta ad indicare la caratteristica esecuzione delle note con un ritmo "saltellante" o "dondolante", (appunto swing in inglese). “All of me” e “Cheek to cheek” sono due swing insoliti: richiedono, infatti, di essere eseguiti da un’orchestra composta al massimo da sei elementi invece che dalle big band di 20-25 elementi tipiche dello swing. “Cheek to cheek” di Irving Berlin (1888-1989), definito da Gershwin “il più grande compositore mai vissuto”, è famosissima per il suo motivo iniziale: “ In paradiso, io sono in paradiso e ilo mio cuore batte così tanto che a stento riesco a parlare…”.Sempre Gershwin, e tutta la critica, la considerano un cameo di perfezione e di sentimentalismo capace tuttavia di non scadere nella stucchevolezza. Il viaggio prosegue poi in Argentina: la parte centrale del concerto propone le atmosfere tangueire di ”Melodia in La minore” e “tango preparense” di Astor Piazzolla e le sonorità brasiliane di “Desafinado”. “Desafinado”, canzone composta nel 1958 da Antonio Carlos Jobim-padre della bossanova-, è un piccolo capolavoro di umorismo e ironia. Il protagonista è un cantante che si rivolge alla sua amata tentando di giustificarsi di fronte alla critica di essere stonato. Il finale è un commovente appello: anche gli stonati hanno un cuore che può essere ferito. Il viaggio si conclude, dove era iniziato, lasciando spazio al jazz moderno, alle nuove leve che hanno saputo far proprie le sonorità dei grandi maestri per poi compiere un’elaborazione personale: “Groovin’up” di Mauro de Federicis, ne è uno degli esempi più riusciti. Mauro è un jazzista autodidatta che ha collaborato con molti jazzmen famosi tra cui Paolo Fresu e Renzo Arbore.

 

Charles (Charlie) "Bird" Parker Jr. (Kansas Cityy, 29 agosto 1920 – New York, 12 marzo 1955) è stato un sassofonista e compositore statunitense di musica jazz. Charlie Parker fu uno dei padri fondatori (e secondo alcuni il padre vero e proprio) dello stile jazz chiamato bebop. Virtuoso del proprio strumento, che suonava con una tecnica che pochi sono riusciti ad eguagliare, fu anche un personaggio dalla vita tormentata, segnata dalla dipendenza dalla droga e dall'alcool. Parker finì per personificare, come pochi altri musicisti (Dizzy Gillespie, Thelonious Monk, Bud Powell), il meglio e, troppo spesso, il peggio di uno stile di vita che echeggiò al di fuori del campo strettamente musicale, ispirando i poeti della beat generation, nelle cui liriche il jazz e Parker stesso sono spesso citati.

 

Charlie Parker nacque a Kansas City nel 1920, e si hanno scarse notizie sulla sua giovinezza; suo padre era un artista di vaudeville che comunque lo abbandonò alle cure della madre poco dopo il parto. Il giovane Charlie suonò il sousafono per qualche mese nella banda scolastica (con scarsissimo entusiasmo e grande divertimento della madre): a tredici anni Parker suona il sassofono baritono e un anno dopo aggiunge il contralto. Parker debutta a Kansas City nel 1937 con le orchestre di Lawrence Keyes, Harlan Leonard e Jay McShann, ed è con quest'ultima che arriva sulla scena di New York, nel 1941. A quell'epoca aveva già incominciato a sviluppare un suo personalissimo stile che partendo da radici swing e blues apporta alla musica afro-americana un originale sviluppo improvvisativo caratterizzato da ardite sostituzioni armoniche e da una maggiore attenzione per il ritmo.

 

Questo stile influenzerà molti musicisti dell'epoca diventando un vero e proprio linguaggio che verrà in seguito chiamato Be Bop. A New York inizia a collaborare con i maggiori musicisti presenti sulla scena, in particolare col suo alter-ego trombettistico Dizzy Gillespie. Nei suoi gruppi suonano Miles Davis, Chet Baker, Howard McGhee, Red Rodney, Fats Navarro, Kenny Dorham (tromba), J. J. Johnson, Trummy Young (trombone), Lucky Thompson, Dexter Gordon, Wardell Gray (sax tenore), Milt Jackson (vibrafono), Bud Powell, John Lewis, Al Haigh, Clyde Hart, Hank Jones, Red Garland (piano), Barney Kessel, Billy Bauer, Remo Palmieri (chitarra), Oscar Pettiford, Red Callender, Ray Brown, Charles Mingus, Curley Russell, Tommy Potter (contrabbasso), Max Roach, Specs Powell, Roy Haynes, Joe Harris, J. C. Heard (batteria). La fama di Charlie Parker esplode nel 1945 proprio nei gruppi in cui milita assieme a Gillespie: le incisioni di Billie's Bounce, KoKo, Now's The Time,Ornithology (per citare solo qualcuna tra le più famose) rappresentano una vera e propria rivoluzione nel mondo musicale afro-americano, segnando per sempre la storia del jazz.

 

Nella seduta del 1949 che riunisce le stelle dell'etichetta Metronome, Parker si confronta con le ottime partiture di Lennie Tristano (Victory ball) e Pete Rugolo (Overtime), oltre che coi migliori solisti del periodo. Fondamentali le raccolte di incisioni per Savoy Records, Dial e Verve nelle quali si possono confrontare i differenti assolo di Bird sullo stesso pezzo (alternate takes) e le bellissime esecuzioni estemporanee (jam sessions) con Johnny Hodges, Benny Carter, Ben Webster, Coleman Hawkins, Lester Young, Ella Fitzgerald, Roy Eldridge, Charlie Shavers, Buddy Rich, Oscar Peterson, Ray Brown, Flip Phillips. Nel 1950 Bird incise a New York accompagnato da una grande orchestra d'archi. Fu l'unico successo finanziario di una certa entità che Parker conobbe nella sua vita. I fanatici fra i fans gli rinfacciarono di essere diventato "commerciale" e Bird ne rimase molto deluso. La tomba di Charlie Parker al Lincoln Cemetary di Kansas City. Parker, con il suo sax alto, rimane impareggiabile per tecnica, fantasia, originalità.

 

È un uomo brillante, colto (ama Bela Bartok, Arnold Schoenberg, Paul Hindemith e Igor Stravinsky), dotato di un naturale e mostruoso talento. Un solista formidabile, esuberante, capace di improvvisare a velocità fantastica, di inventare splendide melodie, di commuovere con il suo lirismo. Rappresenta per la comunità afro-americana del suo tempo il raggiungimento di una pari dignità con i bianchi. L'eroina e i molti altri eccessi che avevano segnato tutta la sua vita lo uccisero mentre guardava la televisione ospite della nobildonna e mecenate del jazz Pannonica de Koenigswater. Il coroner (medico legale) che esaminò la salma non fu in grado di stabilire le cause della morte e stimò a cinquantatré anni l'età di Charlie Parker. Ne aveva solo trentacinque. La diagnosi ufficiale alla fine fu polmonite. Anche se Parker fu normalmente troppo incostante per dedicarsi veramente alla composizione (cosa di cui parlava spesso) molte sue composizioni sono diventate standard famosi, veri e propri inni della rivoluzione bebop.


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