Perugia, 09/02/2012 ore 04.25

cronaca HP

INCHIESTA G8, A PERUGIA POTREBBE DIVENTARE ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

 
23/02/2010 ore 12.08

(UJ.com) PERUGIA - Pausa di riflessione, a Perugia, per i nuovi giudici chiamati a investigare sugli appalti della Protezione civile. Dopo che i colleghi fiorentini si sono spogliati dell’inchiesta, c’è un gruppo di pubblici ministeri (Federico Centrone, Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani) che nel capoluogo umbro hanno cominciato a studiare le carte e c’è un gip, Paolo Micheli, che deve decidere nel giro di qualche giorno - entro venerdì - della sorte degli arrestati. Cambiata la mano, probabilmente cambia anche l’ottica con cui esaminare i fatti. E a giudicare da una prima impressione, i magistrati perugini sembrano essere molto più severi dei loro colleghi fiorentini IL VIDEO... .

 

Per Achille Toro, l’ex procuratore aggiunto di Roma sospettato di essere la «talpa» che informava gli indagati degli sviluppi dell’indagine, si è passati da un reato generico ai ben più gravi favoreggiamento personale, rivelazione di segreto d’ufficio e concorso in corruzione. Lui ne ha preso atto e s’è dimesso dalla magistratura. Ma per l’intero gruppo degli indagati si profila una contestazione molto più pesante: l’associazione a delinquere. A parità di atti, la procura di Perugia s’è convinta che la «cricca» che s’era riunita attorno ad Angelo Balducci lavorasse in maniera illegale da tempo e su molti fronti. Hanno perciò chiesto al gip Micheli di fissare la competenza perugina non soltanto sull’inchiesta relativa agli appalti della Maddalena e a quelli per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ma anche per i Mondiali di Nuoto di Roma.

 

I Toro, padre e figlio, secondo questa nuova lettura, sarebbero stati parte integrante della «cricca», anche se non partecipavano al gran banchetto dei soldi pubblici. Nel caso di Achille Toro, infatti, la corruzione sarebbe avvenuta attraverso la contropartita di un contratto per suo figlio Camillo. Dagli atti della magistratura si scopre in effetti che, parallelamente alle telefonate per «monitorare» quanto accade sia al palazzo di Giustizia di Firenze, sia a quello di Roma, gli indagati esercitano tutta la loro influenza per assicurare a Camillo Toro un adeguato posto di lavoro all’Acea, la Municipalizzata di Roma che si occupa di acqua e energia.

 

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