Perugia, 09/02/2012 ore 04.38

Religioni

29 GENNAIO, SOLENNITA’ DI SAN COSTANZO VESCOVO E MARTIRE

L’Arcivescovo Mons. Gualtiero Bassetti: Nel cammino della nuova evagelizzazione «Ci aiuti il nostro Santo Patrono Costanzo, Fulgido modello di Vita Cristiana»
29/01/2010 ore 19.21

(UJ.com) PERUGIA - Molto significativa è stata la presenza dei vescovi umbri alla celebrazione eucaristica conclusiva della solennità di San Costanzo vescovo e martire, patrono della città di Perugia e dell’Archidiocesi metropolitana, che si è tenuta nel pomeriggio del 29 gennaio in una gremita cattedrale di San Lorenzo. Insieme all’arcivescovo Gualtiero Bassetti hanno concelebrato i presuli Renato Boccardo, Pietro Bottaccioli, Domenico Cancian, Mario Ceccobelli, Giuseppe Chiaretti, Gualtiero Sigismondi e l’abate benedettino Giustino Farnedi, a testimonianza della comunione delle Chiese dell’Umbria nel ricordo del santo martire fondatore della comunità cristiana perugina del secondo secolo, contemporaneo di altri santi martiri patroni e fondatori di comunità cristiane dell’Umbria. E’ lo stesso mons. Bassetti, nella sua omelia, ad evidenziare le origini remote della comunità cristiana perugina: «celebriamo oggi la festa del patrono principale della nostra Archidiocesi: San Costanzo, Vescovo e Martire: il primo evangelizzatore della nostra terra e l’effettivo fondatore di questa nostra santa Chiesa – ha ricordato il presule –, come dimostrano tanti luoghi di culto eretti fin dall’antichità in suo onore.

 

È interessante costatare come i santi fondatori di tante nostre Chiese siano al tempo stesso evangelizzatori, eremiti, taumaturghi (veri uomini di Dio nel senso più completo del termine). E Costanzo, sull’esempio di Gesù e di Pietro, guariva gli infermi e operava prodigi. Il sangue del martire Costanzo è stato davvero “seme dei cristiani” perché egli, col suo martirio, ha portato i nostri padri a conoscere Cristo e a far nascere questa santa chiesa perugina che, ancora oggi, da più di 1800 anni continua a proclamare le meraviglie del suo amore. Cari fratelli, stasera possiamo dire con fierezza: “noi perugini, siamo la chiesa di San Costanzo!”. Egli fa parte della nostra famiglia spirituale, perché ha evangelizzato questa terra, ha vissuto in questi luoghi, ha testimoniato l’amore di Gesù Cristo e non ha anteposto alla sua sequela gli interessi corruttibili“ della carne e del sangue”. Annunziò il Vangelo e lo testimoniò con coerenza di vita e per il Vangelo dovette subire l’odio del mondo e le persecuzioni. Proclamò la parola di Dio ai poveri e fasciò le piaghe dei cuori spezzati. Seppe consolare con l’annuncio del Vangelo gli afflitti e i tribolati».

 

«E voglio stasera poter sperare che questa nostra Santa Chiesa perugino-pievese – ha aggiunto mons. Bassetti –, spinta dagli esempi del Santo Fondatore, arricchita dalla testimonianza di fede dei suoi membri, compaginata nella carità, unita al suo Vescovo, torni ad essere veramente missionaria, avvicinando così coloro che non credono o si sono allontanati dalla fede. Essa, con la forza convincente del Vangelo e confidando nel suo Signore, possa muoversi verso il futuro, come segno di speranza. Se san Costanzo, nel nostro territorio “pieno di superstizioni” quasi tutto pagano, ai suoi tempi, fu quel missionario di Cristo che la tradizione ci tramanda, non potrebbe ancora oggi ripetersi quel miracolo di fede e di grazia, mediante l’unione fraterna di tutti noi e quella conversione ad un rinnovato annuncio del Vangelo a cui tutti siamo chiamati? Carissimi, san Costanzo infine, quale autentico testimone del risorto, ci addita Cristo, l’unico fondamento della nostra speranza. Non possiamo dimenticare le parole di Giovanni Paolo II all’inizio del terzo millennio: “Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle prospettive grandi del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non una formula ci salverà, ma una persona e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi!”. “Andiamo perciò avanti con speranza” - continuava il venerato pontefice - “il Figlio di Dio che si è incarnato per amore dell’uomo, compie anche oggi le sue opere. Dobbiamo avere occhi penetranti per vederle e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti”.

 

Alle parole di Giovanni Paolo II fa eco Benedetto XVI: “All’inizio dell’essere Cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”. Ma il Papa mostra anche una grande apertura verso chi non crede. Egli ha recentemente affermato: “Anche le persone che si ritengono agnostiche o atee, devono stare a cuore a noi come credenti”. Poi ha formulato una coraggiosa proposta: “Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di ‘cortile dei gentili’, dove gli uomini possano in qualche modo agganciarsi a Dio senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita intera della Chiesa”». «Ciò ci spinge a trovare modalità nuove di attenzione verso le persone che non credono – ha sottolineato mons. Bassetti –: occorre infatti che non si sentano inibite, ma rispettosamente considerate: “Esse - continua il Papa - conoscono Dio soltanto da lontano; sono scontente con i loro dèi, riti, miti; desiderano il Puro, il Grande, anche se Dio rimane per loro il ‘Dio ignoto’”. Alla luce di queste parole, quanto c’è, cari confratelli sacerdoti, da rivedere anche nella nostra pastorale: nessuno dovrebbe sentirsi estraneo o ignorato. Ripensare dunque su questo versante tutta la pastorale giovanile, la pastorale universitaria: sono questi gli Areopaghi di oggi, i centri nevralgici della società attuale. Siamo di fronte, dunque, a nuovi interlocutori, che dobbiamo interpellare, dice ancora il Papa, “in merito agli orizzonti e all’immensità che l’essere umano racchiude dentro di sé”». «Nuovi scenari si aprono – ha concluso l’arcivescovo –, che implicano nuove forme di evangelizzazione. Scrive l’autore della Lettera agli Ebrei: “Ricordatevi dei vostri Pastori, i quali vi hanno annunziato la Parola di Dio. Considerando attentamente l’esito glorioso del loro modo di vivere, imitatene la fede!”. Ci aiuti in questo cammino il nostro Santo Patrono Costanzo, fulgido modello di vita cristiana».


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